Lo spessore di un libro

4 Mar 2008 | Sullo scrivere | 0 commenti

Spesso quando ci si trova davanti a un libro e lo si deve commentare si giudicano due elementi: la storia e l’abilità dell’autore. Questo perché siamo abituati a dividere le cose in interessanti/non interessanti e bravo/non bravo. Come criterio di giudizio, per carità, niente di sbagliato, però è incompleto.

Cos’è che rende grande un libro? (questa è una domanda che ogni scrittore dovrebbe porsi) L’ingegnosità di una storia? La destrezza dell’autore? Il numero di pagine del volume? La capacità di sorprendere il lettore? L’elemento novità della pubblicazione? E se, invece, quello che fa la differenza fosse l’esperienza umana comunicata? Ma cos’è quest’esperienza umana? Quando è davvero di valore?

Uno scrittore dovrebbe struggersi su questo quesito, dovrebbe non scrivere più un rigo finché non trova qualcosa di vero e buono da dire. Cos’è questo qualcosa di vero e buono?

Tutti, dico tutti, sono più o meno capaci di raccontare la tristezza, la depressione, ma anche la gioia, il dolore, insomma, gli stati d’animo chiunque può esprimerli su un foglio di carta. Non vale lo stesso discorso per quanto riguarda la bontà di un pensiero che deve necessariamente scaturire dalla quotidianità della persona. Troppo facile vivere a corrente alternata, godere dei bei momenti e stringere i denti nei difficili. Troppo facile raccontare una vita di qualcuno, magari immaginario, che salta tra alti e bassi. Troppo difficile, invece, dire qualcosa di positivo, di veramente positivo. Non uno slogan, non un messaggio per il bene della folla, ma qualcosa di personale e fortemente reale che possa essere positivo per l’autore e per il lettore, per tutti. Questo è il compito di un grande scrittore.

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  1. Lo scrittore in quello che scrive » Martino Savorani - [...] tempo fa ho scritto un post dal titolo Lo spessore di un libro, dove affermavo, in sintesi, che la…

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