Il ragno nero di Jeremias Gotthelf

Scritto martedì 24 Gennaio 2023

Autore: Jeremias Gotthelf

Traduttore: ?

Editore: Utet, 1955

Voto

8

Svuotando la soffitta dei miei genitori mi sono imbattuto in un libro - Novelle di Jeremias Gotthelf - che ha catturato la mia attenzione, complice anche la classicissima edizione UTET, datata 1968.

Non avevo la minima idea di chi fosse Gotthelf e lo ritengo tuttora pressoché dimenticato - anche i miei amici lettori non l'avevano mai sentito nominare - ma è ancora molto pubblicato: pensate che la novella Il ragno nero è disponibile in ben 3 edizioni: Moretti & Vitali (2015), Adelphi (1996) e Edizioni Studio Tesi (1987).

Pubblico questa recensione mentre sto ancora leggendo la raccolta UTET Novelle, perché Il ragno nero è un vero capolavoro e non posso non dirlo a tutti, subito.

Il ragno nero di Jeremias Gotthelf

Recensione della novella Il ragno nero di Gotthelf

Oggi voglio raccontarvi un racconto davvero inquietante, Il ragno nero di Jeremias Gotthelf.

Chi è Jeremias Gotthelf?

Fino a pochi mesi fa ne ignoravo l'esistenza, ma è tutt'altro che uno sconosciuto: è un grande scrittore svizzero dell'Ottocento, autore di alcune novelle di grande successo - per la verità più simili a romanzi brevi, anche per via della lunghezza che supera facilmente le cento pagine. Di fede cristiana, la sua opera letteraria ha intento educativo e morale. Il suo stesso nome ha un significato cristiano: nato come Albert Bitzius, ha pubblicato a nome Jeremias Gotthelf che significa letteralmente "Geremia Dio ti aiuti". Gotthelf è stato paragonato ai grandi della letteratura dell'Ottocento, perfino a Dostoevskij!

Come ho scoperto Gotthel? Ho trovato questo libro, che si chiama semplicemente Novelle (Utet, 1968), riordinando la soffitta dei miei genitori: era ammucchiato insieme ad altri libri di vario genere e di scarso interesse.

La trama de Il ragno nero

Il ragno nero è il racconto che apre il libro, nonché il più noto. Nelle prime pagine si narra di una grande famiglia che si ritrova per un battesimo nella casa di campagna; mentre stanno mangiando, in una pausa escono a prendere una boccata d'aria il nonno racconta un fatto avvenuto in quelle vallate alcuni secoli prima.

Il signore di quelle vallate aveva fatto una scommessa con i suoi amici e rivali: avrebbe dotato di un viale alberato il suo castello costruito su una collina spelacchiata, fatto che gli procurava frequenti prese in giro. Per vincere la scommessa comanda ai contadini di creare il viale alberato con i faggi che crescono su un'altura un po' distante; dà loro un mese di tempo. La richiesta getta nello sconforto i contadini, i quali avrebbero dovuto abbandonare i campi in un momento cruciale della stagione. Si trattava di scegliere tra perdere il raccolto e scontentare il loro signore, che li avrebbe puniti severamente.

Iniziano dunque a fare questo lavoro e dopo due o tre giorni sono molto indietro nella tabella di marcia: si rendono conto che non riusciranno mai a completarlo in tempo. Quella notte incontrano un cacciatore che si dice disposto a dar loro una mano mettendo a disposizione i suoi cavalli poderosi che avrebbero trasportato per un lungo tratto i faggi, poi li avrebbe anche piantumati. In cambio del suo aiuto non chiede soldi, ma "solo" un bambino non battezzato.
Questa richiesta atterrisce i contadini, che tornano al villaggio e ne parlano con i familiari, poi ne parlano tutti insieme ed è chiaro a tutti che il cacciatore altri non è che il diavolo in persona.

D'altra parte il sacrificio di un solo bambino per la salvezza di tutti non sembra un affare così sconveniente. Una donna chiamata Cristina va a contrattare con il cacciatore per convincerlo ad accontentarsi di qualcosa di meno, ma l'uomo è irremovibile e lei, facendosi portavoce della comunità, accetta la richiesta. Il cacciatore in pegno chiede solo di dare un bacio sulla guancia di Cristina; lei accetta.
Tornata nel villaggio, Cristina annuncia di aver accettato la proposta, ma l'idea è di ingannarlo: gli faranno fare il lavoro, ma non gli consegneranno nessun bambino. Come se si potesse ingannare il diavolo...

Il lavoro prosegue e il cacciatore mantiene la promessa: riescono brillantemente a portare a termine il compito entro la scadenza senza faticare eccessivamente. Tuttavia si avvicina la nascita di un bambino nella comunità e i paesani mettono in pratica il loro piano: fanno battezzare il nascituro subito dopo il parto, evitando che il cacciatore lo reclami come suo.

Questo stratagemma suscita un'ira crescente nel cacciatore e Cristina avverte un bruciore molto fastidioso sulla guancia dove ha ricevuto il bacio in pegno. Il bruciore sviluppa una macchia nerastra che assume gradualmente le sembianze di un ragno, finché dalla macchia fuoriescono tanti ragni che fuggono in ogni direzione e uccidono tutto il bestiame.
La punizione si abbatte così sugli abitanti del villaggio; quanto a Cristina, il ragno sulla guancia si riassorbe.

Dopo questa punizione i contadini capiscono che la faccenda è seria e decidono di sacrificare il prossimo bambino al diavolo: a portarlo sarà proprio Cristina, che ha già dimestichezza con il malvagio cacciatore.

Alla nascita del prossimo bambino sono tutti d'accordo - tranne ovviamente la partoriente. Il marito, che deve andare ad avvisare il prete per il battesimo immediato, compie un giro largo per arrivare in ritardo; anziché sentirsi colpevole, si giustifica pensando che dopotutto non fa nulla di male, semplicemente ignora ciò che sta succedendo. E così i paesani, appena sentono i primi vagiti, piombano nella stanza e prendono il bambino per portarlo al cacciatore.

Ma Cristina viene intercettata dal prete, che si è mosso per conto suo e riesce così a battezzare il bambino. Immediatamente riappare il ragno nero sulla guancia della donna: il terribile animale diventa sempre più grande, fino a inglobare Cristina, e punge sia il prete che il bambino. Il sacerdote, moribondo, riesce a riconsegnare il bambino alla madre, poi muoiono entrambi, con l'unica consolazione di aver impartito il battesimo all'infante.

Il ragno nero inizia a infestare il villaggio: compare quando meno se l'aspettano e gli basta toccare una persona per iniettare il suo veleno micidiale e ucciderla. Iniziano a morire molte persone e la notizia della terribile maledizione si diffonde, giungendo fino al castello. Un cavaliere decide di sfidare il ragno, ma soccombe come gli altri.

La strage prosegue finché una persona decide di sacrificarsi per la salvezza di tutti: ricava una nicchia nel muro della casa, prepara un enorme tappo, benedice il muro e la nicchia e poi, quando arriva il ragno, lo afferra, lo ficca nel buco e lo chiude con il tappo. Ovviamente facendo tutto ciò viene a contatto con il veleno del ragno e, infettata, morirà, ma il suo sacrificio significa la salvezza per tutti gli altri.

Dopo questi fatti le persone tornano a essere timorate di Dio: l'aver visto in faccia il demonio li ha riportati sulla retta via, e questo dura per dei secoli. Però col tempo, pian piano, questa vicenda viene dimenticata: anche se c'è ancora il tappo nel muro che lo ricorda a tutti, si inizia a credere che sia solo una vecchia leggenda.

Passa il tempo e quella casa diventa l'abitazione di alcuni servi. In una notte di bagordi, un servo che scherzava abitualmente su quel tappo, lo toglie. Il ragno esce più inferocito che mai per i secoli di reclusione e ricomincia la strage finché un'altra persona non deciderà di sacrificare se stessa per richiudere di nuovo il ragno in quel buco.

Questo racconto mi ha inquietato tantissimo. Viene descritta molto bene la psicologia dei personaggi ed è facile immedesimarsi in loro. La situazione è davvero terrificante: muoiono a grappoli in maniera spietata, senza distinzioni tra buoni e cattivi, tra chi ha fede e chi si è allontanato da Dio: non c'è scampo per nessuno e questo è raggelante.

Il ragno nero è un racconto bellissimo e sconvolgente, che consiglio proprio a tutti.

Dal Ragno nero alla Tempesta del secolo di Stephen King

Chi ha visto La tempesta del secolo, il film TV di 4 ore circa (due puntate) scritto da Stephen King? Il film racconta di una tempesta micidiale che rischia di far uccidere tutti gli abitanti di un'isola, tagliandoli fuori dal mondo. Poi appare uno sconosciuto che promette a tutti la salvezza, cioè la fine della tempesta, in cambio di un figlio. La situazione di partenza de La tempesta del secolo è sostanzialmente identica a quella de Il ragno nero. D'accordo che si tratta di un topos letterario (anzi, addirittura di due: il patto col diavolo e il sacrificio del primogenito), ma la somiglianza è davvero eccessiva, anche per via delle dinamiche con cui si sviluppa.

Io credo che Stephen King si sia ispirato al Ragno nero, ma la vera sorpresa è quanto sia più inquietante e più spietato il racconto di Gotthelf. Io ho finito di leggerlo in una notte insonne e non mi ha certo aiutato a prendere sonno!

Crediti: immagine generata con intelligenza artificiale (OpenAI), elaborazione originale per questa recensione.

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