Guarda il video della spiegazione del film
In questo video do la una mia interpretazione del senso generale del film di Ruiz.
E voi come avete interpretato il film?
Un’opera affascinante quanto criptica
L’ipotesi del quadro rubato è un film estremamente affascinante, criptico e surreale, che lascia col dilemma di aver assistito a una fantasticheria effimera o a un’intensa ricerca di senso.
Durante i 60 minuti di film seguiamo il collezionista che ci conduce da una stanza all’altra della villa e in ognuna di esse assistiamo a un quadro vivente, con degli attori rigorosamente immobili che inscenano i dipinti di Tonnerre.

L’ipotesi del quadro rubato è visivamente più vicino a un programma televisivo dedicato all’arte, con il collezionista nel ruolo del presentatore-divulgatore, ma le musiche – a tratti sinistre – e la cupezza di certe scene richiamano atmosfere proprie del cinema thriller e horror, sebbene non ci sia nessun momento di reale tensione.
Le interpretazioni messe sul piatto dal collezionista sono esposte come gli elementi di un giallo, utili a identificare non tanto l’assassino – cioè il quadro rubato, che sappiamo essere introvabile – quanto il movente, ossia il motivo dello scandalo.

Un finale enigmatico
Il film dura solo un’ora, ma è un’ora intensa, intellettualmente stimolante, al termine della quale il collezionista giunge a una conclusione inaspettata: ne è valsa la pensa di fare questo sforzo?
Ecco le sue parole:
Ciò che avete visto non è che una parte delle riflessioni che questi quadri mi hanno ispirato nel corso degli anni: da qui viene il loro carattere frammentario. Ma oggi, dopo aver rappresentato ancora una volta per voi la cerimonia, un dubbio mi assale, mi chiedo se sia valsa la pena di un tale sforzo. I dubbi sono molti. Certo, l’enigma è risolto e ciò dovrebbe bastarmi. Ma non è così.
Che cosa è importante per noi semplici mortali? Che le autorità temessero la celebrazione di un culto poiché questo culto era l’espressione di qualcosa di più vasto? Cosa importa a noi, semplici esseri di questo mondo? Che questo qualcosa di più vasto fosse la resurrezione del culto di Mitra? A noi interesserebbe il fatto che un tale culto fosse praticamente l’equivalente della disciplina militare, e che le manovre e le parate militari non fossero che un aspetto della cerimonia che questi quadri completano? Dovremmo forse spaventarci alla scoperta che la vita militare, e tutto ciò che questi quadri presentano, fosse la cerimonia stessa, la cui espressione solenne significava l’annullamento reciproco dei celebranti? La guerra totale? No, non credo. È una spiegazione troppo lunga per ritenerla valida, e l’abile stratagemma di dividere la scena in tre enigmi sovrapposti non ci aiuterà a giungere a una conclusione.
Eppure, sento che qualcosa rimarrà. Sento che in questo momento i quadri iniziano a cancellarsi dalla memoria, che il tranello organizzato dal pittore Tonnerre inizia ad avere effetto. I gesti, gli stessi gesti ripetuti di quadro in quadro, sorgono, isolati, per meglio cancellare gli stessi quadri e ciò che rappresentano.

Commento e interpretazione de L’ipotesi del quadro rubato
Cosa rimane, dunque, di questo giallo irrisolto? Cosa voleva dirci l’autore?
Ci sono tante ipotesi erudite, si possono cogliere riferimenti storici e religiosi – i templari e l’adorazione di Bafometto, il redivivo culto di Mitra –, fare riflessioni sul potere e come viene perpetrato da pochi nel segreto, o sulla doppiezza dell’alta società e via così, ma io credo che questo film vada analizzato e compreso a un livello più generale, senza cadere nella tentazione di spiegare le numerose pieghe della trama.
L’ipotesi del quadro rubato ci racconta il fascino, il mistero, l’insondabilità della vita e del mondo. La realtà si presta a diverse interpretazioni ma, giuste o sbagliate che siano, non esauriscono la domanda, non la soddisfano fino a placarla. Manca sempre un pezzo – il quadro rubato – per poter comprendere l’insieme, il significato ultimo, come se il Creatore di questo mondo si fosse divertito a nascondere un tassello del puzzle, ma ciò non rende meno interessante la struggente ricerca di senso dell’uomo.
Nel finale, un po’ amaro, il collezionista getta la spugna: dopo anni di ricerche si è dato una risposta, ma la risposta non gli utile, non gli serve a nulla. Che rilevanza può avere oggi un rito, una cerimonia del passato? Se non è viva nel presente, ripetibile e sperimentabile, non ha nessuna importanza per noi.
Allora ci conviene rassegnarci alla realtà quotidiana e alla sua superficie inscalfibile, e lasciare la villa – cioè la ricerca di senso – come ha fatto il collezionista, oppure continuare a cercare, stimolati e affascinati da quella serie di quadri stupefacenti che compongono il mondo?
A voi la risposta.

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