E giù di applausi! (La Penultima Cena di Paolo Cevoli)
Recensito mercoledì 24 Ottobre 2012
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Con un ritardo mostruoso e dalla prima dello spettacolo - avvenuta nel lontano 2010 - e dalla mia partecipazione in qualità di spettatore (poco) pagante - 2 ottobre 2012 @ Bagnacavallo - rendo omaggio al buon Paolo Cevoli e al suo La Penultima Cena.
La trama (brevemente, ma non troppo)
Cevoli è Paulus Simplicius Marone, un orfano romagnolo dell'anno 0 tirato su dal nonno pescatore. Dopo la morte del nonno viene adottato da una famiglia nobile che lo porta con sé a Roma. Nella capitale dell'Impero apprende l'arte culinaria e diventa un celebre chef, ma per una serie di sfortunate coincidenze si trova braccato dalla giustizia e salta sulla prima nave. Malauguratamente, la nave lo porta in Palestina: "la terra più lontana e desolata dell'Impero".
Dopo un inizio difficile, ottiene l'incarico di preparare il catering per un banchetto nuziale a Cana di Galilea. Lì incrocia Gesù e rimane folgorato dal suo sguardo, uno sguardo che non dimenticherà più. Decide di seguirlo, convinto che uno che tramuta l'acqua in vino possa fare comodo come socio per la ristorazione. Non riuscendo a parlare direttamente con Gesù, prende contatti con quello che sembra più sensibile all'argomento soldi: Giuda. Si accordano per un catering a colpo sicuro, ma disgraziatamente Gesù si fa prendere la mano e moltiplica pani e pesci per tutti.
L'occasione per rifarsi è dietro l'angolo: il cenone per la Pasqua ebraica. Purtroppo per lui, a quella che passerà alla storia come l'ultima cena si presentano solo in tredici...
Se è arte c'è di più
Io penso che agli italiani di oggi serva uno spettacolo come questo. Il monologo senza sosta di Cevoli è un'opera artistica a tutto tondo. Comica, s'intende. Si ride tanto, tantissimo: è una battuta dopo l'altra. Battute leggere, niente risate amare, qualche volgarità azzeccata - tutto nella norma, alle elementari si sente di peggio - e una storia che non stanca.
In più, e qui sta la vera genialità di Cevoli, un paio di frasi qui e là, qualche fatterello e una chiosa finale sublime suggeriscono qualcosa che va oltre uno spettacolo divertentissimo e originale. Come a dire: ti sei divertito? Bene, ho piacere. Se domani ti capiterà di ripensare a quel che hai visto, magari ti tornerà in mente anche quel particolare che ammicca ad altro... o magari no.
L'arte è questa: lascia lo spettatore libero di leggere Delitto e castigo come un thriller storico o assistere a La Penultima Cena come a uno sketch comico, ma dentro al thriller storico e allo sketch comico - se è arte - c'è di più.
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