Stella Maris: McCarthy mi ha fregato ancora!

Scritto martedì 9 Giugno 2026

Autore: Cormac McCarthy

Traduttore: Maurizia Balmelli

Editore: Einaudi, 2023

Voto

7.5

Stella Maris è l'ultimo romanzo di Cormac McCarthy, uscito sei mesi prima che il grande scrittore americano passasse a miglior vita. Il romanzo è il seguito di Il passeggero, pubblicato appena due mesi prima. Ecco, questa informazione mi era sfuggita: pensavo che i due romanzi fossero slegati tra loro e mi sono letto Stella Maris senza passare prima dal Passeggero. È grave? Non lo so, ma di certo Stella Maris fa il suo lavoro anche come romanzo a sé stante.

Stella Maris è un romanzo composto esclusivamente da dialoghi. A parlare sono due persone: la paziente Alicia Western e lo psichiatra della clinica Stella Maris. Siamo nel 1972 e Alicia si è internata di sua volontà. Ancora giovanissima, ha già vissuto molto: è un genio della matematica e una virtuosa del violino, in ambedue i campi è ai vertici mondiali. Ma è crollata. L'amore, corrisposto nei sentimenti ma respinto dalla ragione e, di conseguenza, dai fatti, l'ha portata a lasciare la matematica, il violino e (quasi) la vita: è stata più volte sul punto di togliersela e anche per questo ora è nella struttura psichiatrica Stella Maris.

Il profilo della protagonista permette a McCarthy di dare fondo al suo sterminato vocabolario e di addentrarsi in complessi ragionamenti che spaziano dalla matematica alla filosofia, dalla musica alla medicina, passando per la meccanica quantistica (il padre di Alicia è stato tra i creatori della bomba atomica). Lo psichiatra cerca un modo per gestire la paziente, mettere ordine o quantomeno dare una direzione al suo flusso di parole, dal quale lui - al pari del lettore - viene travolto, confuso e vinto. Finché non coglie il fulcro della vita incompiuta della paziente: il suo grande, unico amore, irrimediabilmente rifiutato.

Proprio alla fine

Queste 190 pagine di dialogo ininterrotto mettono il lettore di fronte a una persona, Alicia, che, nonostante la sua innata genialità, ha vissuto una vita desolante. I suoi successi non valgono nulla di fronte a un vuoto esistenziale fragoroso: l'insoddisfazione e ancor più l'incompiutezza sono macigni che rendono l'esperienza di lettura davvero probante.

Più di una volta sono stato tentato di mollare la lettura: perché devo leggere una storia così negativa?
Mi sono anche domandato: perché ha scritto un romanzo per raccontare la vacuità dell'esistenza umana? E sono giunto a un'amara conclusione: che peccato che una persona come McCarthy, capace di raccontare nei suoi romanzi sia il male assoluto che sorprendenti lampi di luce, al termine della sua vita abbia deciso di scrivere un romanzo come questo!

Proprio quando il libro correva verso l'inevitabile, infausto epilogo - perché dopo tante pagine di struggente dramma esistenziale non poteva esserci un lieto fine - ecco che nelle righe finali arrivava un raggio di sole che era in apparenza esilissimo, ma illuminava e dava nuovo senso all'intero romanzo.

La notte mi sarei avvolta nella coperta contro il freddo e avrei guardato le mie ossa prendere forma sotto la pelle e avrei pregato di poter vedere la verità del mondo prima di morire.

La speranza che alla fine, almeno alla fine, proprio alla fine di tutto possa cadere il velo e i nostri occhi riescano a guardare la verità oggettiva del mondo, salva tutto. Salva il cinismo, la disillusione, l'impossibilità di essere felice di Alicia Western, e salva il sacrificio di noi lettori, fedeli fino in fondo, nella buona e nella cattiva sorte (soprattutto cattiva, in questo caso), perché finalmente capiamo che le 188 pagine precedenti erano davvero necessarie per poter accettare e cogliere nella pienezza del suo significato questa semplice, definitiva speranza che (soprav)vive nell'intimo dell'animo umano.

Per quanto grandiosa o vile, trionfale o fallimentare sia la nostra vita, abbiamo bisogno di aprirci alla speranza di senso. La verità ci renderà liberi! L'alternativa? Una desolazione senza fine.

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